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Intanto,
intorno al 1926 il mercato richiede anche macchine più
piccole, le cosiddette biciclette a motore, che circolano
senza targa e senza bisogno di patente. La Fongri studia,
progetta e costruisce in serie un ciclomotore di 125
cmc che viene battezzato “Pupilla
Fongri”, dal quale viene derivata
anche una versione particolare destinata al pubblico
femminile, che nella carenatura anticipa di svariati
decenni l’avvento degli scooter. |
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Nel frattempo il motore bicilindrico ha ancora un altro
sviluppo. Nel 1930 viene munito di nuovi cilindri e
pistoni e la cilindrata viene portata a 900 cmc con
valvole in testa. I cilindri sono di acciaio con alettatura
disposta perpendicolarmente all’asse del cilindro
stesso, il motore viene munito di un adatto riduttore
sul cui asse viene calettata un elica binala in legno.
Questo complesso viene montato su un piccolo aeroplano
monoposto ad ala alta, costruito dallo stesso Eugenio
Grignani nel suo stabilimento e subito definito: “La
motocicletta dell’aria”.
L’aereo ha un peso totale di 130 Kg, una apertura
d’ala di 5,40 m e 4 m di lunghezza. Con un permesso
speciale del Ministero dell’Aeronautica ha la
possibilità di fare i voli di prova sul campo
di Mirafiori, pilotato dal Maresciallo dell’Arma
Aerea Moroni. Partecipa alla giornata dell’ala
del 1931.
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Dopo la seconda guerra mondiale e le conseguenti distruzioni
e la prematura scomparsa di Eugenio nel 1953 la Fongri
continua sotto la direzione del figlio Enzo non occupandosi
però più di motocicli. |
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